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Prospettive Alpine: i progetti dell'Atelier Martino Pedrozzi in mostra a Rodi-Fiesso
Prospettive Alpine: i progetti dell'Atelier Martino Pedrozzi in mostra a Rodi-Fiesso
Gli studenti dell’Atelier Martino Pedrozzi, presso l’Accademia di architettura dell'USI, hanno sviluppato 17 progetti inerenti l’aggregazione tra Quinto e Prato in Alta Leventina. I lavori sono in mostra alla Fondazione Dazio Grande di Rodi-Fiesso dallo scorso 22 marzo, e vi rimarranno sino a domenica 13 aprile. In un’intervista, il Prof. Pedrozzi ci illustra l'importanza rivestita dall'architettura nella valorizzazione del territorio leventinese, e non solo.
L’Alta Valle Leventina si appresta a un cambiamento significativo con l’aggregazione dei Comuni di Quinto e Prato, un processo che porta con sé sfide e opportunità dal punto di vista territoriale e architettonico. Per affrontare questa transizione, gli studenti dell’Atelier di progettazione architettonica diretto dal Professore Martino Pedrozzi all’Accademia di architettura dell'USI a Mendrisio hanno sviluppato 17 progetti, ora raccolti nella mostra "Prospettive Alpine" inaugurata lo scorso 22 marzo e visitabile fino a domenica 13 aprile 2025 presso la Fondazione Dazio Grande di Rodi-Fiesso.
La mostra offre una riflessione sulle potenzialità spaziali della futura entità comunale, ponendo l’accento su nuove strategie di connessione e valorizzazione del territorio. I progetti, concordati con le amministrazioni locali, propongono interventi capaci di creare continuità tra le diverse infrastrutture, integrando elementi identitari e rispondendo alle esigenze della popolazione. A una manciata di giorni dall’apertura della mostra, abbiam approfondito con il Prof. Pedrozzi il lavoro svolto dagli studenti nel suo atelier, illustrando come l’architettura possa essere uno strumento di lettura e trasformazione del territorio.
Professor Pedrozzi, quali sono le principali sfide architettoniche e territoriali che l’aggregazione tra Quinto e Prato pone? E come, i progetti sviluppati nell'Atelier, cercano di affrontarle?
"L’aggregazione pone sempre la sfida di estendere l’attenzione della comunità a un territorio più ampio. Nel nostro atelier di progettazione partiamo dunque dal territorio con l’intento di rendere la sfida una grande opportunità, ricucendo o valorizzando nei progetti aree o intere infrastrutture che spesso le aggregazioni permettono di rimettere sotto la lente delle amministrazioni. Uno dei primi e fondamentali passi è infatti sempre quello di instaurare un dialogo con le municipalità coinvolte, ascoltando il loro condiviso punto di vista su questo 'nuovo' territorio".
In che modo il lavoro degli studenti ha contribuito a immaginare una nuova identità spaziale per l'Alta Leventina? Ci sono stati spunti particolarmente innovativi o sorprendenti?
"Progettare in Alta Leventina ha significato confrontarsi con una varietà di infrastrutture, non solo energetiche, che inevitabilmente ci ha permesso di discuterne l’identità in maniera approfondita. Partendo da questa vocazione, la maggior parte dei progetti si è posta in dialogo con le grandi superfici e dislivelli che queste reti generano sul territorio: i bacini idroelettrici, l’aeroporto, la ferrovia, le funicolari e tutto il tessuto che tra queste si sviluppa sono state riconnesse e riattivate. Nei progetti è espresso un potenziale che contribuisce a immaginare l’uso inaspettato e condiviso in continuità tra le parti. Sicuramente uno spunto importante per la comunità, che dovrà poi discutere e attuare il cambiamento".
Quali caratteristiche del territorio hanno maggiormente influenzato le proposte progettuali? Esistono elementi identitari che avete voluto preservare o reinterpretare?
"Come detto, le infrastrutture più strettamente intese sono state un riferimento importante e luogo di progettazione fondamentale. Esistono però, parallelamente, delle sotto-infrastrutture - se vogliamo - che hanno definito in particolare un processo di continuità con la cultura della valle. Dalle considerazioni ambientali e turistiche della Val Piora, passando per l'Hockey Club Ambrì Piotta che abita una parte dell’aeroporto di cui si immagina la trasformazione, ai tanti laghetti e bacini che offrono possibilità di fare sport e attività tipicamente alpine, i progetti sono permeati di esempi di reinterpretazione consapevole che parte sempre da un’attenta osservazione".
Secondo lei, come potrebbe evolvere il paesaggio urbano e naturale della futura entità comunale? Quali strategie ritiene cruciali per una trasformazione armoniosa?
"Ritengo fondamentale presentare alla comunità dell’Alta Leventina una visione di insieme che mostri il potenziale, che è in verità una necessità, di percepire e vivere il territorio in continuità. Gli anni hanno causato cesure lungo il fondo valle che tendono a svalorizzare, ad esempio, la percezione della valle quando percorsa a piedi, sul piano e sul dislivello delle valli laterali. Questo tema chiaramente coinvolge parallelamente l’evoluzione ambientale: tutti i progetti utilizzano gli strumenti paesaggistici a nostra disposizione per risolvere il problema della discontinuità, oltre che quelli architettonici. Pertanto si immagina un territorio di nuovo fruibile lungo vari assi interconnessi dove temi come la biodiversità e il saggio utilizzo delle risorse idriche permeano l’esperienza spaziale dei comuni aggregati".
Che impatto spera che questa mostra e il dibattito generato possano avere sul futuro sviluppo dell’Alta Leventina e - in generale - sulle politiche territoriali ticinesi e non, sull’arco alpino?
"Pur essendo partiti da necessità concrete e siti di interesse reale per l’amministrazione, abbiamo fin da subito inibito i vincoli normativi a essi legati, o quantomeno li abbiamo riconsiderati in una nuova chiave di lettura basata su libertà e generosità. Questo non va letto come un affronto bensì come uno strumento di discussione che ci permette di sognare scenari altrimenti impossibili. La mostra dei progetti al Dazio Grande, che ha visto la ricca partecipazione di rappresentanti e cittadini, ci ha confermato l’efficacia di questo approccio. Detto ciò siamo convinti che molte delle idee proposte conservino una forte componente di realismo che fa riferimento alle Alpi, al reperimento di risorse locali, a fenomeni culturali e sociali d’alta quota, al clima e alla trasformazione che quest’ultimo genera sulle montagne. Chiunque è invitato a riflettere con spirito critico sul lavoro dei nostri studenti, immaginando soluzioni a fenomeni che riguardano tutta la Svizzera".
"Prospettive Alpine" è visitabile presso la Fondazione Dazio Grande di Rodi-Fiesso fino a domenica 13 aprile 2025. La mostra è accessibile nei giorni di apertura (giovedì sera, venerdì sera, sabato e domenica) oppure su appuntamento (tel. 091 874 60 60).