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Premio Master Architettura della SIA: architetture reattive e due anteprime
Premio Master Architettura della SIA: architetture reattive e due anteprime
I progetti vincitori del Premio Master SIA Architettura di quest'anno trasformano le complessità culturali, sociali ed ecologiche in architettura vivace. Per la prima volta la giuria e la cerimonia di premiazione si sono tenute nella Svizzera italiana e per la prima volta un premio è stato assegnato all'Università della Svizzera italiana.
Andrea Nardi, co-direttore di Archi e architetto assistente ai diplomi presso l’Accademia di architettura di Mendrisio
Progetti di reazione: così potremmo definire le proposte vincitrici del Premio Master Architettura della SIA 2025. Giunto alla sua quarta edizione, il riconoscimento dimostra ancora una volta come l’architettura sappia leggere il suo tempo, studiarlo, affrontarlo, metabolizzarlo e trasformarlo. I progetti selezionati – 3 premi e 5 menzioni – mostrano come la ricerca accademica lavori non solo sulle situazioni complesse, ma con esse, trasformando il materiale costruito e paesaggistico esistente da vincolo progettuale a vero «materiale da costruzione».
Questa lettura riflette le urgenze culturali, sociali e ambientali di oggi e ridefinisce il senso dell’essere architetto: una figura che si sposta dal ruolo di autore verso una pratica plurale e sfaccettata, dove ricerca, indagine sul campo e raccolta di dati – tecnici, statistici, ma anche emotivi e sociali – non sono solo premesse, ma parte integrante del progetto. Il gesto architettonico nasce così dall’equilibrio tra analisi, esperienza e azione: solo in questo modo può incarnare la complessità delle domande contemporanee attraverso la chiarezza del gesto progettuale.
Immagini e disegni non si limitano a illustrare, ma diventano strumenti di comprensione: fasi costruttive, momenti d’uso e schizzi concettuali restituiscono la totalità del processo generativo, immergendo chi osserva nel fare dell’architettura. Una pratica inclusiva e attenta alla complessità, che riflette anche un preciso posizionamento culturale e ideologico nel panorama accademico svizzero.
Le presentazioni dei progetti si caricano di informazioni e dati che sostengono la tesi progettuale: una ricchezza che richiede chiavi di lettura per comprenderne le scelte, indispensabili alla giuria per selezionare gli otto progetti finalisti. Composta da Rolf Mühlethaler, Pia Durisch, Marco Zünd, Jan Kinsbergen, Anne Marie Wagner, Vincent Rapin, Jeanne Welliger, Manuel Burkhardt e Pauline Sauter (studentessa premiata nel 2024), la giuria ha valutato 31 partecipanti provenienti dalle università svizzere. Le sue scelte riflettono la vitalità intellettuale delle nuove generazioni e il ruolo stimolante della docenza nella formazione di giovani architetti e architette capaci di leggere criticamente il presente.
La prima volta che ho visitato la mostra era intorno all’ora di pranzo: gli studenti e le studentesse avevano allestito dei tavoli tra i pannelli, seduti tra chiacchiere e momenti di relax, scambiandosi sguardi e commenti sui lavori dei colleghi. Tra curiosità e interesse, si percepiva un modo spontaneo di immergersi nell’attualità della progettazione e di reagire con nuove proposte e idee.
La premiazione del 22 ottobre, oltre a celebrare formalmente il concorso, ha aperto il dibattito e sollevato nuove domande: un invito chiaro per i giovani architetti e architette a trasformare la loro curiosità in azione progettuale e a scrivere il prossimo frammento di futuro con coraggio e concretezza. La serata è stata l'occasione per ascoltare dalla viva voce dei premiati il racconto delle loro proposte, che ha permesso a tutti i presenti di apprezzare la varietà degli approcci progettuali. Per tutti i progetti, l'espressione che forse più sovviene è quella del «rammendo»: un'operazione che comporta non solo saper leggere il luogo, ma anche saper calibrare gli strumenti da utilizzare, astendendosi spesso dalle soluzioni più altisonanti a favore di una riduzione del vocabolario architettonico che si asciuga senza tuttavia perdere mai di poeticità e di valore. Scendiamo dunque nel dettaglio delle proposte selezionate – tra premi e menzioni – ripercorrendo le parole di chi ha ideato i progetti e le osservazioni della giuria. Brevi testi che provano a mettere ordine tra i molti spunti sollevati:
Markus Nyfeler – Rohstoff-Lager (ETH Zurigo, Roger Boltshauser, BUK Mettler/Studer)
Nel quartiere portuale di Basilea, tra rotaie e silos, Nyfeler immagina un futuro che non cancella ma trasforma. L’area del Westquai diventa soglia urbana, con l’antico deposito merci reinterpretato come spazio aperto e flessibile, capace di accogliere funzioni abitative e didattiche. L’architettura nasce dal dialogo tra materia e memoria, costruendo sul già costruito. Un progetto esemplare per coerenza, chiarezza e capacità di fare dell’esistente un laboratorio per la città che verrà.
Maria Giulia Folonar – Subsoil. The invisible becomes generative (USI, Frédéric Bonnet)
In un’area industriale contaminata del Portogallo, Folonar trasforma il suolo avvelenato in terreno fertile per una nuova ecologia civile. La bonifica diventa processo comunitario: gli abitanti partecipano attivamente alla rigenerazione attraverso azioni lente e concrete, sostenute da strutture leggere e temporanee. Un gesto poetico e politico, che propone un’architettura come pratica di cura, capace di restituire un paesaggio in divenire alla collettività.
Samuel Giblin & Paula Kiener – Zum Beispiel Tartar (ETH Zurigo, Elli Mosayebi, Tino Schlinzig)
In un piccolo villaggio grigionese, Giblin e Kiener affrontano l’abbandono rurale restituendo vita a un fienile inutilizzato, trasformato in casa comunitaria. La ricerca nasce dall’ascolto del luogo e della comunità: l’architettura non è oggetto ma strumento sociale, spazio condiviso per riattivare legami e pratiche comuni. Un modello replicabile per altre realtà alpine, dove progettare significa tessere relazioni e restituire coesione.
Zoe Struzina – Zur Nuss-Oele (ETH Zurigo, Momoyo Kaijima, BUK Mettler/ Studer)
A Steinhausen, Struzina rilegge un fienile abbandonato come laboratorio collettivo. La produzione dell’olio di noce diventa pretesto per riattivare saperi, socialità e identità locale, affiancata da un nuovo asilo e una residenza a pigioni moderate. Un gesto minimo, ma capace di rigenerare un frammento di territorio e cultura con sensibilità e precisione.
Marie Bourdon & Juliette Lafrasse – De 5 à 6. Transformation de hangars commerciaux en maison collective (EPFL, Sophie Delhay, Luca Pattaroni)
Cinque capannoni dismessi si trasformano in tessuto urbano abitabile: nuovi volumi residenziali vengono inseriti fra i gusci esistenti, mentre gli spazi comuni rimangono aperti e flessibili. Il progetto si muove tra architettura domestica e città, dimostrando come il riuso possa generare nuove forme di convivenza.
Elena Lina-Sabrina Gisela Starke – Linha do Sal. The line of salt culture in the 21st century (USI, Quintus Miller)
Nelle saline di Alcochete, Starke immagina una rinascita discreta ma capace di evocare, in tutta la sua complessità, il luogo d'intervento. Una struttura lignea attraversa il paesaggio, con un percorso panoramico che collega produzione, vendita e ospitalità. Architettura, economia locale e paesaggio trovano un raro equilibrio, restituendo senso a un luogo dimenticato e trasformandolo in esperienza collettiva.
Shriya Chaudhry & Martin Kohlberger – Illegally Unclogging a Pipe (ETH Zurigo, Freek Persyn, Maarten Delbeke, Milica Topalović)
A Zurigo, dove centinaia di edifici attendono demolizione, gli autori recuperano temporaneamente uno spazio vuoto e lo riaprono all’uso. Il progetto non costruisce ma interroga le regole: un gesto civile che diventa proposta politica, narrata attraverso documentazione, interviste e azioni dirette. L’architettura torna al suo compito più urgente: ridare senso all’esistente e diritto alla città.
Léa Guillotin – Re-fabriquer Sévelin:l’image de l’industrie au centre-ville (EPFL, Jo Taillieu, Eric Lapierre)
Nel quartiere Sévelin di Losanna, Guillotin reinventa il volto produttivo della città: tre edifici industriali degli anni Trenta vengono preservati e uniti sotto una grande struttura d’acciaio, ospitando laboratori e depositi per il riuso edilizio. Un progetto essenziale, che restituisce dignità al fare e al riparare, dando nuova forma e significato al lavoro e alla materia.
Otto progetti, otto modi di pensare l’architettura come pratica civile: dal riuso alla rigenerazione, dall’ascolto dei luoghi alla cura dei materiali. In ciascuno, il costruire diventa gesto di restituzione, aggiungendo con cura il proprio “strato” sull’esistente. Questa stratificazione, questo senso di lavorare in continuità o in contrasto con ciò che è stato, questa necessità di non cancellare, anzi, di sovrascrivere o correggere, come si farebbe in una bozza di testo tirando una linea e aggiungendo una nuova parola, sembra in qualche modo rappresentare un sentimento condiviso, un tono comune che riecheggia non solo negli otto premiati, ma in tutti i 31 partecipanti, sollevando interrogativi sul futuro stesso della professione e su come vogliamo, dobbiamo, possiamo intendere il ruolo di chi «edifica» nella società.
Premio Master Architettura della SIA 2025
PREMI (3000 franchi ciascuno)
Rohstoff-Lager
Markus Nyfeler, ETH Zurigo
Relatori: Roger Boltshauser, BUK (Mettler/Studer)
Subsoil. The invisible becomes generative
Maria Giulia Folonar, USI
Relatori: Frédéric Bonnet
Zum Beispiel Tartar
Samuel Giblin & Paula Kiener, ETH Zurigo
Relatori: Elli Mosayebi, Tino Schlinzi)
RICONOSCIMENTI (1000 franchi ciascuno)
De 5 à 6. Transformation de hangars commerciaux en maison collective
Marie Bourdon & Juliette Lafrasse, EPFL
Relatori: Sophie Delhay, Luca Pattaroni
Illegally Unclogging a Pipe
Shriya Chaudhry & Martin Kohlberger, ETH Zurigo
Relatori: Freek Persyn, Maarten Delbeke, Milica Topalović
Linha do Sal. The line of salt culture in the 21st century
Elena Lina-Sabrina Gisela Starke, USI
Relatori: Quintus Miller
Re-fabriquer Sévelin : l’image de l’industrie au centre-ville
Léa Guillotin, EPFL
Relatori: Jo Taillieu, Eric Lapierre
Zur Nuss-Oele
Zoe Struzina, ETH Zurigo
Relatori: Momoyo Kaijima, BUK (Mettler/Studer)
GIURIA
Anne Marie Wagner, Bachelard Wagner Architekten, Basilea
Jan Kinsbergen, Zurigo
Pauline Sauter, vincitrice del premio 2024, ETH Zurigo
Jeanne Wellinger, JET architectes, Lausanne
Marco Zünd, Buol & Zünd Architekten, Basilea
Rolf Mühlethaler, Rolf Mühlethaler Architekten, Berna
Vincent Rapin, Rapin Saiz Architectes, Vevey
Pia Durisch, Durisch + Nolli Architetti, Lugano
Manuel Burkhardt, Studio Burkhardt, Zurigo
RAPPRESENTANZA BGA (senza diritto di voto)
David Leuthold, pool Architekten, Zurigo (moderazione)
Lea Prati, Atelier Prati Zwartbol, Zurigo
Gerald Schwyter, Copresidente del gruppo professionale Architettura (BGA), EM2N, Zurigo
Con il conferimento del Premio, il gruppo professionale Architettura della SIA e il Consiglio svizzero dell’architettura rendono omaggio ai migliori lavori di Diploma realizzati dalle studentesse e dagli studenti di architettura al termine del Master. Nell’edizione di quest’anno sono stati presi in considerazione tutti i progetti conclusi nel semestre autunnale del 2024 e nel semestre primaverile del 2025. La nomina dei lavori di Diploma spetta alle rispettive scuole, dopodiché una giuria indipendente – diversa ogni anno – premia gli otto progetti più meritevoli. La dotazione totale del Premio è di 14 000 franchi.
Tutti i lavori che erano in concorso possono essere visualizzati sul sito sia-premiomaster.ch. Anche i progetti delle edizioni 2022, 2023 e 2024 sono online.