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«L’architettura può essere qualcosa di più del semplice costruire da zero»
«L’architettura può essere qualcosa di più del semplice costruire da zero»
Tina Cieslik | Head of content espazium.ch
Lo scorso autunno Olga Cobuscean ha ricevuto il Premio Master Architettura della SIA, e tra qualche mese parteciperà alla prossima edizione, questa volta in veste di membro della giuria. Abbiamo parlato con lei della libertà insita nella decisione di non costruire e del perché ci voglia coraggio.
Signora Cobuscean, nel suo lavoro di Diploma «Hotel National – Arriving Back Home» propone una delicata rivitalizzazione dell’Hotel National, eretto nel 1974 nel centro della capitale moldava, Chișinău. Come è nata la scelta di questo tema?
Sono cresciuta nella Repubblica di Moldova, dove ho vissuto fino a quando avevo 19 anni. È un ambiente che mi ha influenzata molto. Alla fine del 2021, quando ho dovuto scegliere un argomento per il mio lavoro di Diploma al Politecnico federale di Zurigo (ETH), ho sentito il bisogno di confrontarmi e approfondire il legame con tale contesto. In questo edificio specifico, però, mi sono imbattuta quasi per caso, è stato un amico a darmi lo spunto. La costruzione sorge nel centro di Chișinău e un tempo era un vero e proprio simbolo della città; ora, rimasta inutilizzata ormai da anni, è solo uno scempio, un pugno in un occhio. Finora non si è parlato d’altro che di demolire l’edificio. Secondo me si possono trovare delle alternative.
Ma l’edificio lo conosceva già prima?
Sì, è una costruzione molto particolare. Ogni volta che torno a casa, ci passo davanti. E ogni volta, quando la vedo, mi rattristo un po’, perché tutt’intorno la città cambia, si sviluppa e sorgono elementi nuovi. Questo grattacielo, invece, un po’ alla volta sta cadendo a pezzi – come un simbolo architettonico di tutto ciò che nella Repubblica di Moldova ancora non funziona.
La guerra in Ucraina ha contribuito a rallentare lo sviluppo perché nessuno vuole investire?
Sì, sicuramente. Questo è un tema che ha influenzato anche il mio lavoro. La guerra è scoppiata proprio pochi giorni dopo che avevo iniziato il mio lavoro di Diploma, aggiungendo un velo di incertezza a tutto quanto. Per me e per il mio progetto si è posta anche la questione del fattore tempo: in una situazione così incerta è giusto, in fondo, parlare di progetti con un orizzonte che si estende su diversi anni? Alla fine, ho optato per un intervento che in breve tempo e con un dispendio limitato dovrebbe già produrre un risultato intermedio visibile.
Il suo progetto prevede di ripristinare, per cominciare, solo i piani inferiori del grattacielo. Anche questo tipo di architettura e di non-finito richiede coraggio: ci sono palazzi simili nella Repubblica di Moldova?
No, riferimenti locali non ce ne sono, la mia proposta è del tutto inedita in questo contesto. Nella Repubblica di Moldova si sogna sempre il grande colpo di fortuna che apre le porte a una realtà nuova. Con il mio progetto metto in discussione questo approccio e propongo un’alternativa concreta, perché nella vita le grandi visioni spesso non si realizzano.
Ha già presentato il suo lavoro alle cerchie interessate a Chișinău?
Non l’ho ancora presentato sul posto, ma è in programma. Recentemente ci sono state le elezioni a Chişinău, e ho voluto aspettare per evitare che il progetto assumesse una qualche connotazione politica. Ufficiosamente però ho già mostrato il progetto ad alcune persone, ricevendo anche un ottimo riscontro. Spero di avere presto la possibilità di presentarlo al Ministero della Cultura. La mostra in programma presso il Museo Svizzero di Architettura S AM sarà sicuramente d’aiuto in questo senso.
Il progetto riunisce molti temi diversi, spaziando da riflessioni sulla sostenibilità ai processi partecipativi o alla gestione di edifici appartenenti alla storia recente. Formarsi in una scuola universitaria svizzera prepara a questa complessità?
Indubbiamente la formazione mi ha dato la spinta giusta per lanciarmi proprio nello studio di questi temi e per farne un progetto coerente. Prima di iniziare il Bachelor alla RWTH di Aquisgrana, avevo già completato una formazione in architettura d’interni nella Repubblica di Moldova. Questa prima formazione mi ha aperto gli occhi sull’importanza di progettare un edificio in modo che in seguito lo si possa anche trasformare o riconvertire con pochi mezzi. Con il Master all’ETH di Zurigo ho potuto riprendere questi aspetti, ad esempio lavorando negli studi di progettazione di Jan de Vylder o Barbara Buser. Ho trovato ispirazione nel loro approccio al riutilizzo e all’uso di risorse minime. Mi sono resa conto che l’architettura può essere qualcosa di più del semplice costruire da zero. La questione di quanto definire a priori e di quanto invece lasciare aperto e modellabile in base all’utenza è stato un tema importante del mio lavoro di Diploma. L’ETH mi ha offerto l’ambiente perfetto per poter sviluppare le tematiche che mi stavano a cuore. Per me, qui si è chiuso un cerchio per quanto riguarda il mio approccio all’architettura.
La giuria si è soffermata sul suo lavoro, in senso positivo, anche per i bellissimi schizzi realizzati a mano libera. In che misura la tecnica scelta per la rappresentazione fa parte del progetto?
Ho voluto rivolgermi anche a chi non proviene dal mondo dell’architettura, ecco perché le immagini hanno rivestito per me un ruolo estremamente importante. Con questo lavoro mi sono proposta anche di trovare il mio stile come architetta e di lasciare la mia firma. Quando poi mi sono dovuta soffermare sul metodo di lavoro, cioè sulla gestione dei supporti a disposizione, mi sono resa conto che volevo tornare al disegno a mano libera. Le prospettive sono disegnate a matita, non hanno né colore né texture e neppure una materialità. Ciò mi ha permesso di creare una rappresentazione concreta del progetto senza dare troppe direttive precise. I collage o i rendering avrebbero prodotto un risultato ben diverso. Nella mostra al S AM, tra l’altro, saranno esposti i disegni originali.
Breve biografia: Olga Cobuscean è nata nella Repubblica di Moldova nel 1997. Dopo una formazione in architettura d’interni, nel 2016 si è trasferita in Germania per studiare architettura presso la RWTH di Aquisgrana. Dopo il Bachelor e i tirocini a Berlino e Zurigo, ha ottenuto il Master all’ETH di Zurigo nel 2023. Nel 2023, il suo lavoro «Hotel National – Arriving Back Home» si è aggiudicato il Premio Master Architettura della SIA. In quanto vincitrice, Olga Cobuscean farà parte della giuria per l’edizione di quest’anno. La premiazione si terrà in autunno.
Dal 25 maggio al 25 agosto, la mostra «Sign of the Times» allestita presso il Museo svizzero di architettura S AM di Basilea, in collaborazione con il gruppo professionale Architettura della SIA e il Consiglio svizzero dell’architettura, presenta i lavori nominati nell’ambito delle ultime due edizioni del Premio Master Architettura della SIA.
Nella cornice della mostra sarà esposto anche il progetto «Hotel National – Arriving Back Home» di Olga Cobuscean.
Premio Master Architettura della SIA online: Per prendere visione dei progetti vincitori di questi ultimi due anni consultare il sito sia-masterpreis.ch oppure il nostro dossier elettronico: espazium.ch/it/attualita/premio-sia-master-architettura